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domenica, 11 maggio 2008

Mi sono sentita un po' nonno Nanni, oggi. Perché il nonno Nanni ogni primavera riverniciava le imposte della casa sul lago, di verde.
Dapprincipio era un signorile colore scuro, il sobrio e novecentesco verde vagone di tutte le case che si affacciano su tutti i laghi.
Poi però la sua scelta ha deviato man mano verso tonalità sempre più squillanti. Forse man mano che gli calava la vista aveva bisogno di colori più accesi, o forse semplicemente gli era virato il gusto sul vispo e lo sgargiante. Negli ultimi anni le imposte dopo essere passate dall'erba al veronese allo smeraldo erano di un abbacinante verde menta, che inorridiva nonna mamma e zia e piaceva moltissimo a noi bambini perché veniva voglia di leccarle come un ghiacciolo, così lustre.
Ma il fatto è che il nonno una volta dipinte le imposte non si fermava. Dal momento che di vernice ne era avanzata, col pennello e il barattolo in mano colorava di verde tutto quanto gli sembrasse bisognoso di una rinfrescata. O anche solo quello che per combinazione si trovava lì nei pressi. La ringhiera del terrazzo, i montanti del pergolato, il balconcino. Ma anche il corrimano delle scale, il sostegno dell'antenna tv e anche un po' l'antenna, il grosso. La panchina sotto il tasso, lo stendibiancheria della nonna, l'altalena, il tavolino del caffè, il monopattino, il rubinetto della canna, una vecchia brocca di alluminio, il cancello, il campanello, la serratura e la chiave.

Così oggi, dopo aver verniciato il muro del bancone della cucina ho guardato il barattolo e ho visto che di vernice ce n'era ancora parecchia. E ho verniciato il calorifero della cucina, che era lì a un passo. Poi quello del soggiorno, appena più in là, e poi l'altro dell'ingresso che se no si vedeva la differenza. E le relative finestre con gli infissi, che a quel punto stonavano, con il resto così bello bianco.

Mentre in cima alla scala mi allungavo come un serpente per arrivare allo stipite in alto senza cadere giù in cortile pensavo che l'esercizio serve, e anche la ginnastica e il tango, perché sono molto più capace di distribuire i pesi e di organizzarmi l'equilibrio. E quasi non mi fa più paura la scala, e forse un giorno mi passeranno anche le vertigini e potrò andare in montagna anche su quelle alte.

Mentre verniciavo il calorifero della cucina accucciata sui talloni pensavo alle banche, e perché diavolo una volta accertato che sei in grado di renderli e essersi procurati ogni garanzia che lo farai, ti devono chiedere per cosa userai i soldi che ti prestano. Che nemmeno la zia Carla riteneva necessario saperlo, quando mi allungava la mancetta. Che se dici che devi comprare un'automobile va bene, se vuoi comprare una macchina volante di fil di ferro garza e piume non va, come se le macchine volanti fossero di per sé segno di insolvibilità, parecchio più di un Suv.

Mentre passavo il pennello sul'anta sinistra pensavo al dono di un germoglio di patata e di un vaso con un cespo di violette di bosco, bianche.

Mentre dipingevo lo stipite destro schiacciando bene il pennello poi sempre più leggero pensavo che nonostante il giornale stavo sgocciolando in giro e che proprio non c'è modo, per quanto si stia attenti, quando si fa qualcosa di non fare almeno un po' di danno, e che qualsiasi cosa tu faccia poi devi un po' sistemare e ripulire, almeno un po'.

Mentre mi concentravo sui dettagli della finestra, proprio vicino al vetro, pensavo a com'è cattivo Tom Waits quando dice Don't care to miss me, I never remebre the names, e ho fatto ripartire la canzone. Ho macchiato di bianco il tastino, ma ci penserò poi.

Mentre andavo via bene, la vernice diluita al punto perfettamente giusto, sull'infisso sinistro, pensavo ai gelati, ai pistacchi turchi e alle mandorle, e ai mandorli, ai diagrammi di flusso e ai colori delle spezie.

Mentre ritoccavo il bordo in basso pensavo che la prossima volta che di notte ti affaccerai a questa finestra, come ieri, sarà tutta lustra e bianca. Che bello.

Mentre rifinivo con pennellate lente e precise l'intorno della maniglia pensavo che devo ancora fare tutto il cambio di stagione e che ogni volta trabocco di contentezza quando è ora dei vestiti dell'estate e che tra una cosa e l'altra devo stirare quaranta metri cubi di biancheria assortita, ma non adesso.

Mentre mescolavo l'acquaragia che c'è scritto che è inodore e non lo è affatto, ma comunque sa un po' di pino e mi piace, pensavo se bastavano le sigarette per arrivare a quando dopo aver finito tutto ed essermi lavata e tolta anche quelle due grosse gocce dai capelli avrei potuto, presentabile, scendere a comprarle e ho stabilito che sì.

Mentre mi affacciavo pericolosamente per verniciare il punto più esterno, in alto, pensavo che avevo il sole negli occhi, e che non bisognerebbe mai accingersi a qualcosa quando si è abbagliati, ma è così tanto bello che magari fare senza vedere con precisione i contorni e i confini perché un po' tutto ti sfolgora intorno, forse viene anche meglio, chissà.

Poi è finita la vernice. E sono andata a bere del vino bianco sul terrazzo.


Postato da: sphera a 19:31 | link | commenti (5)

venerdì, 09 maggio 2008

Bene. La settimana si va concludendo com'è iniziata, sotto la rilucente insegna della Legge di Murphy.
Ma poiché questo bel sole induce a uno sconfinato ottimismo, sono certa che la prossima sarà sotto l'egida della Legge di Sphera:
Se qualcosa può andar bene, in alcuni casi se ci credi con tutta l'anima e il cuore, ti ci impegni a fondo sbattendoti forsennatamente notte e giorno e sei straordinariamente fortunato è possibile che in circostanze particolarmente favorevoli possa andare parzialmente benino.







(e difatti, prima, quando sono uscita, appena prima che il sole si accovacciasse dietro la collina che sta già diventando tutta bianca di robinie, i batuffoli di polline volavano raggianti, e il grillotalpa che tagliava l'erba fabbricava un buon odore, assieme alle rose che esplodono grasse fuori da ogni orto.
E il muro della cascina scintillava di infinitesimi lustrini. Li facevano coi minerali, gli intonaci, e sono rocce vive, non scatolini di plastica albicocca.)


Postato da: sphera a 13:48 | link | commenti (2)

mercoledì, 07 maggio 2008

Sono preoccupate, le autorità, perché gli pare siano troppi i matrimoni tra rumeni e magrebini. Gli è sorto l'atroce sospetto che - da quando i rumeni, accidenti, ma quanto mai, ma chi l'ha deciso? sono diventati cittadini europei - questa gentaglia si sposi per ottenere più facilmente un permesso di soggiorno.
Orrore.
Occorrono controlli.
Ora, io trovo anche solo l'idea dell'affacciarsi curiosi e prepotenti a controllare anche questo campo né più né meno che indegna e ripugnante.
Per due, che a me sembrano chiarissimi ed evidenti, motivi.

Primo. A me che qualcuno - chiunque - si permetta di sindacare sui motivi che spingono chicchessia a sposarsi fa inorridire.
Se sposarsi è lecito (che a me non piaccia è tutt'altra questione) allora chiunque sposa chi gli pare e per i motivi - suoi - che più gli aggradano.
A meno che non si consideri opportuno e fattibile un apposito Test di Vero Amore da effettuarsi - tutti - prima di avere il permesso per la celebrazione.
Sarei a dire il vero molto curiosa di vederne lo svolgimento.
In apposite affollate sessioni o in tremebondi e sudatissimi tu per tu delle coppiette davanti a una arcigna commissione?
(Io mi son fatta il foglietto, e tu?
Noooo, e se ti beccano? Io ho studiato un casino, con Ahmed, siamo preparatissimi, siamo sempre stati dei secchioni, tutti e due.)

- Bene signori, dopo lo scritto di lettera d'amore e l'orale di infuocata dichiarazione ora preparatevi alla prova pratica. Gli amplessi si svolgeranno necessariamente entro le ore 12. Al suono della campanella dovranno essere riconsegnati preservativi e reggicalze e verranno immediatamente assegnati i voti. La commissione sorveglierà il corretto svolgimento della prova e chiunque venga sorpreso a copiare verrà immediatamente espulso. Consegnate i cellulari, prego.
Sarei anche molto curiosa di vedere, una volta stabilita la prassi che si sposa solo chi qualcun altro ha deciso che lo fa solo ed esclusivamente per sincero e puro amore, come se la caverebbero tutte le signorine che si dannano per sposare divetti o calciatori o anziani magnati facoltosi, o tutti quei giovanotti che della promessa sposa non si ricordano affatto il nome ma molto bene la taglia di reggiseno.

Secondo. Il fatto che si trovi orripilante il sospetto che qualcuno possa darsi un gran da fare, con ogni mezzo, per procurarsi un permesso di soggiorno mi lascia del tutto interdetta.
Dato che si era detto che ci facevano paura e ribrezzo i clandestini - che per il solo fatto di esserlo saranno sicuramente anche un po' delinquentelli, almeno un po' - dovrebbe riempirci di gioia questo commovente desiderio di volersi regolarizzare.
Ostinatamente, fervidamente, ad ogni costo, superando tutte le migliaia di ostacoli e trabocchetti e trappole insidiose che gli abbiamo messo sul cammino.
Che stupisce davvero che non siano ancora usciti tutti insieme dai cantieri e dai locali lavanderia e dai campi di pomodoro e dai capezzali delle nonne per andare semplicemente a dire: se non ci volete clandestini regolarizzateci, occazzo.
Per ogni infido e torvo clandestino che brama un permesso di soggiorno dovremmo stappare una bottiglia: un'irregolare in meno, che bello.
E quanto meno pagargli noi i confetti.
Viva gli sposi.


Postato da: sphera a 19:06 | link | commenti (3)

lunedì, 05 maggio 2008


- Slobodàn, carissimo.
- Carmine! Che piacere.
- Tutto bene? I tuoi, le ragazze?
- Massì, massì. Non ci possiamo lamentare. Le ragazze sono un fiore poi, vedessi. Ne ho ho una cinquantina nuove, tutte moldave e lettoni: una delizia, ti scaldano il cuore, guarda. I ragazzi invece ti danno sempre qualche grattacapo, ho dovuto eliminarne due giusto l'altro ieri, che facevano un po' troppo i birbantelli. Ma son ragazzi, si sa, ogni tanto gli scappa la mano e tocca rimetterli in riga... Tu piuttosto, hai sistemato quella cosuccia che ti impensieriva?
- Ma sì, niente di che, tutto risolto. È che l'acido diventa ogni giorno più caro, accidenti. Di questo passo andrà a convenire scioglierli nello champagne, andrà.
- Non me lo dire. Fortuna che adesso ripartono le grandi opere e ci saranno tutti i piloni in calcestruzzo che si vuole... quello è una gran comodità, valà. E che mi dici di Pasquale O' Funerale? Sta bene, hai notizie?
- Benone, benone: l'ho sentito settimana scorsa. In gran forma. Si lagna che ha messo su peso, quello sì. Il 41bis è una maledizione, per la linea: cucina troppo ricca, troppo poco movimento... io avevo preso più di otto chili, a suo tempo. Ma passa a trovarlo qualche volta, che gli fa piacere, lo sai.
- Anche a me, sapessi. È che sai bene, manca sempre il tempo... gli impegni, il lavoro, la famiglia, la Famiglia... Ma mi mancate, sai? Se n'è fatte, di cose, insieme, eh?
- Eh, davvero. Che bella compagnia. Quanti bei ricordi. Quando ci penso l'idea che sia tutto finito mi fa proprio tristezza, sai.
- Bisogna esser forti, Carmine mio, bisogna esser forti. Lo diceva sempre mio nonno: Un vero uomo si batte fino alla fine, ma sa accettare la sconfitta.
- Già. Parole sante. E questa volta ci hanno proprio battuto, eh... Finito. Tutto finito.
- E che vuoi farci, quando non si può non si può. A tante cose avete ben tenuto botta, alle infiltrazioni, alle intercettazioni, alle investigazioni fatte a modo, alla fine ne siete sempre usciti fuori. Ma questa cosa qui che non puoi più far girare contanti e assegni sopra i 5.000 euro è un colpo troppo duro. Non ce la si può fare, è inutile, non c'è maniera.
- No, stavolta no. Ci hanno sconfitto, ce l'hanno fatta... maledetti.
- Guarda c' è Escobanez che è di un giù... non se l'aspettava, non se l'aspettava. Tutto ma non questo. Un colpo così, non riesce a farsene una ragione. E non ti dico Alioscia: l'altra sera piangeva come un bambino... sai questi russi quanto son sentimentali.
- Povero caro, digli che sono commosso dalla sua partecipazione, diglielo. Del resto hai ragione tu, tocca arrendersi e darsene pace: hanno vinto, una volta per tutte.
- Pareva impossibile ma sì, finiti... vi hanno finiti. Un colpo da maestro, questo dei 5.000 euro, gli va dato atto.
- Massì, onore al merito. Stavolta ci sono riusciti. Abbiamo perso. E ora ti lascio, Slo, che ho anche da pensare a tutta sta gente che mi tocca licenziare... killer, corrieri, estorsori, spie, trafficanti, puttane... gente che ha famiglia, non mi ci far pensare. Quanti posti di lavoro, quanta gente a spasso... non mi ci far pensare.
- Son problemi grossi, eh, lo so bene. Ma vedrai che qualcos'altro da fare lo trovi, coraggio, eh, non ti lasciar andare.
- Mah no, non preoccuparti, qualcosa troverò..., avevo in animo di aprire un piccolo parrucchiere magari, mia moglie, sai, è bravina... Certo, la mafia era un'altra cosa. Tanto lavoro per finire così, che peccato.


Postato da: sphera a 11:41 | link | commenti (2)

martedì, 29 aprile 2008

C'è una differenza tra una selva, una foresta e un bosco. Per forza, se no non ci sarebbero tre diverse parole.
Però non è facile capirla, standoci dentro. E nemmeno da lontano, da una collina molto in là.
Ci dev'essere una precisa distanza allora, intermedia ma forse non a metà strada, da cui si capisce come va chiamata esattamente.
I nomi delle cose sono questione di centimetri.


Postato da: sphera a 22:26 | link | commenti (13)

domenica, 27 aprile 2008

Timo, rucola, iris, ciliegio, basilico, nepitella, tulipano, rosmarino, menta, pervinca, rucola, peperoncino, prezzemolo, ortensia, rosa rosa, rosa rosa, fico, pervinca, pervinca, ortensia, rosa gialla, piracanta, geranietto tappezzante, falso gelsomino, iris, belladinotte, giglio di san giovanni, rosa rampicante bianca, peperone, nasturzio, bella di notte, oleandro bianco, salvia montana, ranuncolo, prezzemolo, gelsomino, nasturzio, rosa rampicante bianca, cosmea, basilico, salvia a foglia grande, origano, maggiorana, basilico rosso, pomodoro ciliegino, nasturzio, falso gelsomino, pervinca, acetosella, pomodoro ciliegino, rosa arancione, cosmea, anemone, malva, glicine, pervinca, nasturzio, mirtillo gigante, melo, pervinca, rucola, aglio, nasturzio, rosa bianca, prezzemolo, rosmarino, abete, pervinca, melograno, pervinca, belladinotte, biancospino, pomodoro ciliegino, peperoncino, ulivo, lavanda, peperone, zucchina, basilico, zucca, peperone, melanzana, aglio, cipolla, scalogno, cicoria, uva bianca, uva bianca moscatella, basilico limone, tulipano, lattughino, uva nera, lattughino, tulipano, margherita, alloro, menta piperita, noce, violetta, erba cipollina, nontiscordardime, cedrina, dragoncello, lantana, geranio odoroso, geranio odoroso, basilico rosso, basilico limone, peperoncino, finocchietto selvatico, zucca, basilico anice, geranio odoroso.

Gertrude Jekyll raccomandava: "piantare fitto."
Io pianto fitto, e sto pensando di comprare una trentina di metri d'orto, che qui manca lo spazio. Magari anche un paio di galline, un tacchino e un bidone grande con le anguille dentro.

Poi la vita, è folta.


Postato da: sphera a 19:18 | link | commenti (7)

mercoledì, 23 aprile 2008

Resta il fatto che se qualcuno non se la sente di commemorare una Festa Nazionale del suo Paese, che celebra la liberazione del suo Paese, nelle strade e nella piazza della sua città, in mezzo ai suoi compatrioti e cittadini, forse non dovrebbe fare il Sindaco.
Forse, se teme gli - eventuali, possibili, non certi fischi - dovrebbe far mente locale che di norma se il popolo fischia è perché si ritiene non del tutto soddisfatto da qualcosa, e in qualità di Primo Cittadino domandarsi, anche a puro titolo di curiosità, da cosa derivi questa scontentezza.

Forse, più ancora, dovrebbe far mente locale che le persone che sono morte per quella Liberazione non sono morte di fischi.


(la faccenda che non è per timore o fastidio di alcunché ma perché si ha un altro impegno ha, a mio parere, lo stesso identico valore del "non ho portato il compito perché me l'ha mangiato il gatto")


Postato da: sphera a 18:24 | link | commenti (9)

martedì, 22 aprile 2008

L'ho riscritto così bene il libro che il Sindaco dopo aver visto le bozze ha detto che il 25 aprile non ci sarà.

Anniversario? Di cosa? Ah, dice...? Beh, magari sarebbe stata anche una cosetta graziosa, sì... peccato che abbia già fissato di fare il ponte al mare... magari un altr'anno, eh? Tanto la rifate ancora questa festicciola, no? Poi quando troviamo un attimo magari mi racconta di cosa si tratta, che al momento, sa, son così tante queste inaugurazioni, feste, cocktail... c'è un evento ogni sera, ormai, è così difficile star dietro a tutto! Ma la ringrazio, ho davvero apprezzato l'invito a... aspetti, dove l'ho messo... no, questo è la sagra del geranio... aspetti, vedrà che poi salta fuori... cos'è che era, accidenti...


Postato da: sphera a 17:20 | link | commenti (2)

domenica, 20 aprile 2008

Avevo assoluta necessità di cercare un secondo lavoro, che ci ho il mutuo subprime. Ne ho trovato uno bellissimo: mi hanno preso per riscrivere i libri di storia.
In effetti c'è stata un po' di incertezza al momento della definizione delle mansioni, e non è stato del tutto precisato se ad essere riscritti debbano essere la storia o le storie. Ma mi hanno detto di non preoccuparmi, che si vedrà poi, e che tanto alla fine è un po' lo stesso.
Sono stati gentilissimi. Mi hanno detto che in considerazione del particolare apprezzamento che avevano riservato al mio curriculum mi offrivano l'opportunità di non squalificare le mie doti con un rapporto subordinato, riservandomi quindi la possibilità di diventare imprenditore di me stesso.
Questo mi ha reso molto fiero, naturalmente, e quando l'ho detto a mia madre è stata estremamente orgogliosa di me: ha sempre sognato di avere un figlio imprenditore. Non ho capito esattamente come funzioni l'iscrizione a Confindustria, ma immagino che poi la cosa si chiarirà: mi verrà mandato un invito o qualcosa del genere, presumo.
Intanto ho davvero un gran da fare, e in virtù di questo mi hanno concesso di fare tutti gli straordinari che voglio, ricordandomi che a chiunque dovesse mai capitare di fare domande sul mio stare seduto alla scrivania senza fiatare per nove ore filate dal lunedì al venerdì devo naturalmente far presente che non sono un dipendente ma un lavoratore autonomo, con nessun vincolo di subordinazione e assoluta libertà d'orario. Difatti quando mi capita di trovar traffico e arrivare un quarto d'ora dopo, per dire, posso benissimo fermarmi un po' di più alla sera senza che nessuno trovi assolutamente di che rimproverarmi.
Ma si diceva del lavoro.
Molte parti sono facili: interi paragrafi, pagine, capitoli sono semplicemente da cancellare, e si procede rapidamente.
Solo in quest'ultimo volume ho cancellato tutto il Risorgimento, l'Unità d'Italia, Mazzini, Garibaldi, e naturalmente la Resistenza e la lotta di Liberazione. Che del resto sono termini insensati giacché non si capisce contro cosa mai ci fosse da resistere e men che meno da cosa ci si dovesse liberare, stante che il popolo della libertà è già libero di suo, come difatti dice il nome.
Su segnalazione del Moige ho eliminato del tutto il nazismo, che del resto anche personalmente trovo un argomento davvero troppo morboso e cruento: sono ragazzini, dopotutto, e non c'è ragione di impressionarli con cose tanto disturbanti.
Il libro si è già ridotto quasi a un terzo - e ho appena iniziato - e per questo ho ricevuto il plauso del ministro della Salute, che da anni combatte per non gravare le spalle degli scolari con tanto peso, che provoca gravissime scoliosi, e per ridurre allo stretto indispensabile la lettura, attività sedentaria tra le principali cause di obesità, operando affinché l'uso dei libri venga il più possibile sostituito con attività di sano movimento quali lo shopping.
Ma certo il cancellare non è che un aspetto di questo lavoro: le parti da riscrivere sono decisamente più impegnative. Mi è stata data ovviamente una traccia, assicurandomi che si tratta solo di un brief, di un canovaccio, sul quale sono del tutto libero di lavorare a mio piacimento.
Tenendo fissi certi punti, è naturale. Non mi preoccupo, però, perché il manoscritto verrà poi letto, emendato, censurato e corretto da una apposita commissione, quindi se ho fatto qualche piccolo sbaglio ci penseranno poi loro a correggerlo e questo mi da gran serenità.
Gli appunti sui quali ho lavorato questa settimana riguardavano la storia dell'ultimo secolo, ed erano piuttosto stringati. In attesa di completare le procedure per l'istituzione dell'Impero, la monarchia è stata per il momento sostituita dalla repubblica quando i regnanti hanno deciso di ritirarsi a vita privata e dedicarsi alla pesca d'altura, affidando la transizione a un uomo di grande energia operativa, simpatico e sanguigno personaggio amante dello sport e delle belle donne che ha saputo comprendere come le paturnie di alcuni soggetti fossero da addebitarsi al clima insalubre e ad una vita poco sana, facendosi carico di inviarli a sue spese a soggiornare in soleggiate località marine, il cui clima sferzante li aiutasse a spazzare le loro melanconiche ubbie.
Il moderno e vigoroso statista ha provveduto altresì ad aprire il paese, ancora molto chiuso e provinciale, ai rapporti con l'estero, talché in pochissimo tempo una gran quantità di stranieri ha iniziato a percorrerlo in lungo e in largo, e in particolare tedeschi e americani hanno mostrato di apprezzare la bellezza dei nostri monti, valloni e boschi.
Tuttora, dopo anni, se ne trovano a frotte a Rimini, Firenze, Venezia e Gardaland, il che dimostra la lungimiranza di una promozione turistica ben fatta. A questo scopo mi è stato anche suggerito di inserire numerose grandi immagini di spiagge, località sciistiche e vie affollate di negozi. Mi è stato fatto giustamente notare che la differenza tra libri di storia e geografia è ormai superata, e di ispirarmi ai depliant Valtur, che sono molto accattivanti.
L'amico Putin stesso, pur essendo a suo tempo impegnato a combattere con le proprie mani il perfido Zar e il cattivissimo Stalin - che ancora adesso si nascondono assieme a Bin Laden per tramare nefandezze tra l'Afghanistan, la Cecenia e l'Iraq, sicché non si può riposare un attimo nel tentativo di stanarli e ridurli con le buone alla ragione - appena è riuscito a trovare un momento si è precipitato a congratularsi per la bella nazione che abbiamo e a godere della nostra ottima cucina e della leggiadria delle nostre donne.
Intanto ho giusto finito il capitolo su Pinocchio, che ho riscritto in forma più scorrevole e chiara, precisando alcuni passaggi di interpretazione un po' oscura e definendo una volta per tutte che il Campo dei Miracoli esiste, che le monete d'oro basta seppellirle perché si moltiplichino e consentano di comprare a rate auto e televisori LCD.
Ho finalmente garantito che il gatto e la volpe accattoni e clandestini sono stati espulsi e il loro accampamento sgombrato e dato alle fiamme, che l'Omino di Burro ha assunto le alte cariche che per natura gli spettano mentre Mangiafuoco è stato spazzato all'opposizione (ma qui devo ancora rivedere il paragrafo, stavo pensando di farlo finire addirittura extraparlamentare, che mi par anche meglio).
La Fatina Azzurra ho capito subito che era un personaggio particolarmente apprezzato, quindi mi sono limitato ad accorciarle un po' la gonna e a suggerirle di ancheggiare di più e accennare un balletto ogni tanto. Ripensandoci, ne ho poi aggiunta un'altra, così ci sono la Fatina bionda e la Fatina mora che stanno meglio da vedere, e poi si usa dappertutto far così.
A Lucignolo, essendo solo un ragazzetto, è stata data la possibilità di redimersi con un onesto lavoro nell'edilizia affidandolo ad un simpaticissimo caporale che lo porta personalmente in cantiere col furgone alle cinque del mattino, e che gli ha già detto che se fa il bravo magari tra tre o quattro anni gli da in premio un contratto da apprendista, forse, e quindi di stare attento a non cadere dal ponteggio per non perdere questa straordinaria opportunità. Intanto sotto a lavorare, che con tutti i ponti e le expo, per non parlare dei condoni che verranno fuori, l'edilizia è in gran, gran fermento.
Domani inizio a lavorare sulla scoperta dell'America e le crociate, gli egizi e le torri gemelle, Barbablù e Hansel e Gretel.
Ma quello che non vedo l'ora di fare è il capitolo sugli eroi, e per prepararmi mi hanno dato da riguardarmi l'Iliade, l'Odissea, il ciclo della Tavola Rotonda e la biografia di Provenzano, così nel week end avrò un bel da fare.
Ma sono molto contento, perché fin da bambino mi hanno appassionato un sacco le storie di cavalieri e sacri graal, di duelli, di spade, di destrieri e armature e vasche di acido.
Adesso però devo andare, perché oltre che imprenditore di me stesso sono anche autista di me stesso, e a quest'ora la tangenziale è un gran casino.
Siccome sono anche maggiordomo di me stesso e baby sitter di me stesso e cuoco di me stesso devo anche passare a prendere i bambini all'asilo, prima di far la spesa e il bucato e metter su la cena.
È davvero una fortuna che col progresso queste incombenze così delicate non si sia più obbligati a delegarle ad altri. Devo ricordarmi di scriverlo nel libro, che nei tempi andati, poverini, uno faceva che so, il vetturino, la lavandaia, il falegname. E se la lavandaia doveva andar da qualche parte le toccava affidarsi al vetturino, e il falegname per il bucato doveva andare dalla lavandaia.
Ora che siamo ricchi e felici io sono anche il falegname di me stesso, e ho giusto in macchina la cucina nuova, tutta da montare. Mal che vada se non capisco le istruzioni chiedo poi, in Confindustria.


Postato da: sphera a 19:00 | link | commenti (3)

mercoledì, 16 aprile 2008

C'è una volta quando senti odor di foglie, ed è iniziato l'autunno. Poi c'è una volta quando senti odor di erba, e comincia la primavera. E anche se faceva freddo, era stasera.
Era stasera, quando sono scesa a comprare le sigarette alla Rosa Blu, la pizzeria sulla statale dove si va quando sono finite ed è già un po' tardi.
Svoltando sullo stradone nel soffio dei camion, ed entrando in una disperata luce gialla dove la prima cosa che vedi è la gamba gonfia di qualcuno con un calzetto bianco ben tirato e un mocassino, che sporge dal primo tavolo a destra, quasi sulla porta.
E dove ti vende le sigarette un signore tarchiato e desolato in canottiera e parannanza tutto l'anno, bianche ma non davvero bianche, mai. Perché il forno a legna è proprio lì dietro al banco, e lui è sempre sudato e attonito, estate e inverno, e si muove lento come una medusa. Sotto le sopracciglia unite da un triangolo di baffo umido gli occhi non ti guardano mai, mai a fuoco, mai davvero bene.
Ondeggia adagissimo e tu gli racconti il resto che ti deve, con fare discorsivo, e finché non glielo dici che gli hai dato dieci sicché fanno cinqueeuroettoanta, resta lì vago sul cassetto della cassa aperto, le dita incerte, il pelo delle spalle imperlato di sudore.
E la sua moglie testardamente sorridente e disperatamente tinta in biondo prende in mano la situazione, e le monete. E ti dice ciao bella con tanto affetto che pensi ti salverebbe la vita a prezzo della sua, nel caso, mentre già un po' distratta porta un trancio discutibile a un tavolo di pensionati astiosi, che non la ringraziano, e non rispondono al tuo buonasera. Slitta nella luce gialla, non hanno acceso tutte le luci stasera, solo quelle della sala piccola, e la rosa blu ticchetta e sfrigola civetta, fuori, addosso al respiro dei camion che sventolano lembi di carta e padane utilitarie.
Che odore di erba c'è, mammamia.


Postato da: sphera a 21:38 | link | commenti (2)

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